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L'Arte di Federico Gismondi



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Ciociaria: un racconto di moveart

pubblicato in data 06-02-2009

Si condensa nel “Manifiesto del sol y de la luna” sottoscritto con la sua compagna Tina San a Città del Messico nel 1993, Manifesto del Linguaggio Trans-Etnico e Trans-Storico.

Che ci fa Federico Gismondi nel 1993 a Città del Messico?

E’ stato invitato dal Museo di Arte Moderna ad esporre una Monografica di cento Grandi Sculture in legno. Le Sculture di Gismondi sono a dir poco enigmatiche, inquietanti nel senso genealogico del termine, delle vere e proprie “Macchine”, installazioni, che raffigurano monoliti mitici che ricordano le analoghe dell’Isola di Pasqua, solo apparentemente collegate allo stilema pre-colombiano della trasfigurazione teologico-naturista. I Maya rappresentavano il Sole, la Luna, le Stelle, il Fiume, gli Animali come forme di divinità indotta, non subita o idolatrata, ma convissuta nel ritmo naturale della vita come analisi critica del passaggio. Cosa nota agli Indiani d’America e a tutte quelle società tribali di cui la nostra Civiltà Contadina ha sempre costituito il paio. Non è un caso che un’altra Mostra di Gismondi del 1988 è intitolata “Immagini Archetipe e Favolistiche dell’Universo Contadino”.

Città del Messico scopre Gismondi principalmente come attinenza con le grandi figurazioni della propria Storia ancestrale, quella messa in crisi dalle invasioni coloniali europee, che non avevano propriamente lo spirito trans-etnico di Gismondi, ma quello meno decoroso della conquista e della sovrapposizione con i suoi modelli già artefatti e contaminati.

Per il Messico, Gismondi costituisce l’affrancamento dalla schiavitù dei conquistadores, perché rinnovare in Ciociaria quello che era stato il paradigma artistico-culturale prima della sua distruzione è sembrato loro, oltre che un mea culpa, la prosecuzione futurista di un dialogo interrotto, fra le etnie e le loro giuste rivendicazione all’espressione e alla crescita. Non è parso loro vero che un contadino ciociaro avesse avuto catarticamente la visione delle loro antiche mappe del dna visivo, storico, animistico, e per di più si fosse ingegnato nella sofferta realizzazione di macchinari del trasporto universale, elementi di quel “El Fantastico Bestiario” o “Bestiario Moderno” come fu ribattezzato da autorevoli Periodici e Riviste d’Arte del Messico.

Gismondi è anche Pittore, e Poeta e la sua Poetica Artistica Globale non si limita alla rappresentazioni oniriche, ma basa il suo fondamento sulla trans-azione di concetti fondanti quali la Pace, la Fratellanza, l’Unione fra i Popoli, l’Arte come mezzo di Comunicazione e Linguaggio Globale, più che il raggiungimento di una propria identità socio-artistica.

Altrettanto numerose, come il suo Bestiario, sono i Manifesti per la Pace che lui ha sottoscritto, in tutto il Mondo, le Associazioni che ha creato di Artisti per la Pace, e non è un caso che tutte le sue Performances più note (Manifesto Azzurro, Delegato al Congresso Mondiale per la Pace di Copenaghen, etc.) siano state un massiccio invito a tutti gli Artisti a collaborare alla Missione del Trans-Linguaggio (In ogni Lingua c’è la parola Pace), più che una endemica e asfittica celebrazione delle sue pur non comuni doti artistiche. Come questa sua Lirica, ennesimo Manifesto:

Io amo la pietra, recalcitrante come una
giovane mula; quella pura come il cristallo,pronta ad ogni dispetto, al rifiuto.

Amo il metallo, capace di mille iperboli,formali e cromatiche.

Amo l’argilla, che aspetta lì come in un
postribolo, disposta a donarsi; disposta a fare da cavia senza nulla chiedere e,silenziosamente, tornarsene nella sua fatiscente dimora. Ma sa, se lo desideri,essere anche bella, elegante, nobile.

Il legno amo, l’antico legno preferisco, che porta sul corpo, come uno schiavo, ustioni e cicatrici, che porta sul corpo inciso il calendario del tempo.

L’albero amo, che più d’ogni altro ha vissuto accanto all’uomo, prestandosi ad ogni sorta di collaborazione, che per l’uomo è morto e rinato, che come un fratello, una madre ha ascoltato, accolto e tenuto in grembo l’uomo.



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